Intervista con John Scofield maestro della chitarra

solo,colour:© Nick SuttleDopo la data “zero” del 29 gennaio a Dortmund, in Germania, John Scofield, ha dato appuntamento a Pablo Held e al suo giovane trio direttamente al 30 di aprile, data scelta dall’Unesco per celebrare l’International Jazz Day, la giornata mondiale del jazz, patrimonio dell’umanità. Nei mesi successivi il grande chitarrista, autentica leggenda della musica mondiale, è tornato negli Stati Uniti per il tour di promozione di Sco-Mule, album che consacra la collaborazione con i Gov’t Mule, la rock band fondata da Warren Haynes e Allen Woody (Allman Brothers Band): 18 date in poco più di un mese, poi di nuovo l’Europa. Con il duo di Jon Cleary tocca Francia, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Danimarca, Estonia ed Austria. Il 20 aprile torna in patria: questa sera e domani suonerà alla Rose Hall di New York con il grande bluesman Taj Mahal per un tributo stellare alla Chicago di Muddy Waters.

Da una sponda all’altra dell’Atlantico con una chitarra e un’agenda. L’appuntamento… Il 30 aprile Pablo Held (pianoforte) e il suo trio lo aspettano per celebrare la giornata mondiale del jazz nell’Auditorium “Giovanni Arvedi”. Il tour Europeo partirà da Cremona. Se c’è musica, John Scofield non vi farà aspettare. Soprattutto il 30 aprile.
Qual è, secondo lei, il significato a livello mondiale dell’International Jazz Day?

«L’anno scorso ho avuto l’onore di esibirmi a Osaka in Giappone, con un gran numero di musicisti per l’Unesco International Jazz Day. Il concerto è stato trasmesso in tutto il mondo. International Jazz Day raccoglie e mette in evidenza performance jazz di tutti e cinque i continenti nelle 24 ore della giornata. Per me è perfetto: sono americano, suono con tre giovani tedeschi in Italia per un concerto organizzato dai miei agenti in Austria…»
Senza confini…

«Uno degli elementi più importanti del jazz che ho vissuto è la sua internazionalità. Musicisti provenienti da tutto il mondo si incontrano e fanno musica e la musica è un linguaggio comune attraverso il quale tutti noi ci accorgiamo di avere qualcosa in comune. Oltre la politica e molti altri elementi di divisione tra le persone e le culture».
Prima del concerto, il 29 aprile, terrà un seminario al Liceo Musicale: qual è la lezione del jazz? Che cosa dirà ai giovani?

«Questo seminario sarà un incontro botta e risposta con gli studenti. Risponderò, spiegherò e farò sentire qualcosa con la mia chitarra. Saranno gli studenti a scegliere gli argomenti, ma per esperienza so che in questi seminari i giovani chiedono di improvvisazione, composizione, delle mie abitudini musicali e anche qualche aneddoto personale».
Ha appena pubblicato un album decisamente rock con Gov’t Mule e ora si prepara a questo tour con il trio di un pianista jazz come Pablo Held: qual è il tema ricorrente ?

«La chitarra, suppongo. In fondo sono sempre io. Ci possono essere alcuni cambiamenti stilistici in ciò che suono, anche se meno di quanto si possa supporre».
Con il giovane trio tedesco si crea una unione di diverse “scuole” di musicisti. Quali sono gli interessi comuni ?

«E’ la seconda volta che mi capita di entrare in un trio già formato. Prima di incontrare Pablo Held ho lavorato per anni con Medeski, Martin and Wood. Sono attratto da musicisti che hanno già formato il proprio linguaggio personale confrontandosi a vicenda. Il Pablo Held Trio è formato da ragazzi speciali. Si avvicinano al jazz tradizionale con una modalità molto moderna e il giro funziona davvero. Insieme con loro suono bene, sono eccellenti musicisti».
E’ anche un incontro tra generazioni.

«Io mi sento come se avessi avuto la loro età solo pochi istanti fa. Ho sempre suonato con musicisti più anziani di me e più giovani di me: fa tutto parte del processo normale e se non altro, le prospettive generazionali, le differenze di formazione e di esperienza, influenzano sempre e fanno crescere come musicisti. Noi tutti condividiamo e impariamo continuamente gli uni dagli altri».
da Mondo Padano del 24 aprile