L’anima dell’Europa sulle corde

Il grande chitarrista Ferenc Snetberger: «Sarà speciale suonare circondati dallo spirito degli strumenti storici»
Da un’icona della cultura swing‐pop italiana come Renzo Arbore alla nuova Europa senza frontiere. Il viaggio di Cremona Jazz continua e accoglie nel suo programma una grande firma del jazz Europeo. Ferenc Snetberger è uno tra i più grandi chitarristi del Vecchio Continente, di cui incarna lo spirito e le peculiarità. Con i connazionali quartetto d’archi Nador, dall’Ungheria, porta nella città del violino il respiro scuola classica, coltivata nel terreno di profonde tradizioni e contaminazioni.

Una chitarra e un quartetto d’archi nel cuore del Museo del Violino: crede di poter trovare l’atmosfera giusta per un concerto speciale?

Sono sicuro che la troveremo. È un grande onore e un dono per dei musicisti poter suonare in un auditorium come questo, circondati dall’anima degli strumenti storici e dei maestri che li hanno fabbricati.

Lei rappresenta ai massimi livelli la scuola jazz europea: quali sono le direzioni che sta prendendo?

In Ungheria abbiamo una grande tradizione jazz, la maggior parte dei musicisti ama e suona il jazz tradizionale, abbiamo una specie di “folk jazz ungherese”, un tipo di musica jazz influenzata dalle canzoni folk della tradizione ungherese o dalla musica gipsy, ma anche un jazz più moderno influenzato da grandi compositori come Bartok o Kodaly.

Come lei anche il Nador Quartet porterà a Cremona la tradizione musicale un-gherese: che cosa farete conoscere del vostro paese al pubblico italiano?

Vengo dall’Ungheria, sono nato in un fami‐glia di musicisti che suonavano musica gipsy. Sono cresciuto con la musica. Sicuramente le mie radici hanno una grande influenza sulla mia musica e anche sul modo in cui la compongo e la suono. Nelle mie composizioni mi piace creare un tipo particolare di fraseggio con gli archi. Il tempo è molto importante. Sebbene i musicisti del Quartetto vengano dalla musica classica, sono capaci di improvvisare, con una tempistica diversa e un fraseggio speciale.

Si dice che l’Auditorium “Arvedi” sia la sala dall’acustica perfetta… che cosa si aspetta da questo luogo?

Un buon suono è un’ispirazione per il mio modo di suonare in un concerto. Abbiamo avuto l’onore di suonare al “Berlin Philharmonie” e l’acustica era eccezionale. Sono sicuro che avremo un’ottima acustica anche a Cremona. Non vediamo l’ora di suonare in questo auditorium.

Nella sua musica riunisce la passione per molti generi di musica, dal tango, a Bach, alla musica indiana: culture diverse che si riuniscono nella sua interpretazione. Dove trova la sua ispirazione?

Quand’ero bambino ascoltavo vari generi musicali, anche mio padre era un chitarrista e mi ha fatto conoscere il jazz, la musica brasiliana, Django e così via. Ho cominciato a studiare chitarra classica e mi sono innamorato della musica di Bach. In seguito ho studiato chitarra jazz a Budapest.

Come vive, durante un’esibizione, la relazione con il pubblico che nel caso di Cremona la circonderà completamente?

Conosco questa situazione dell’essere completamente circondati dal pubblico perché l’ho già provata alla Liszt Academy di Budapest e alla Berlin Kammermusiksaal Philharmonie. Mi piace, perché senti il pubblico davvero molto vicino. (f. g.)

Da Mondo Padano del 17/04/2015