Le anime di John Scofield Uno show indimenticabile per l’International Jazz Day

_GS43090L’intensa due giorni di John Scofield a Cremona si è conclusa nel migliore dei modi con un concerto che ha strappato applausi a tutti gli appassionati accorsi in massa all’Auditorium “Giovanni Arvedi” del Museo del Violino. Mercoledì, dopo il Seminario tenuto presso il Liceo Musicale, si è presentato con una jam session improvvisata all’Osteria del Quinto con alcuni musicisti cremonesi regalando una sorta di “pre festival” che ha permesso un incontro ravvicinato interessantissimo con uno dei grandi protagonisti di CremonaJazz.

Il concerto di ieri sera, vedeva Scofield come guest star all’interno del progetto con il Pablo Held Trio, formazione di talenti tedeschi che hanno inciso proprio in collaborazione con il chitarrista americano un disco live lo scorso anno. La performance è iniziata con Cameo, brano che aprive anche l’album sopracitato: Held scivola sulla tastiera del Fazioli e Scofield si lancia subito con la sua anima blues svisando sulla sua sei corde. Kilgeffen è una ballad molto d’atmosfera e rivela uno dei molteplici lati del chitarrista, che dopo le ultime incisioni che viravano su sonorità più funky, si immerge in una dimensione più decisamente jazz.

Held si addentra in un sound di scuola europea, ben assecondato dal drumming deciso di Jonas Burgwinkel e dalle linee di contrabbasso di Robert Landfermann.

Poi ecco Joao e Pretty Out e arriva lo Scofield che ti aspetti: distorto, violento, davisiano. Prima gioca con gli armonici, in un silenzio perfetto, poi iniziano le scorribande sulla sua chitarra. E’ molto interessante questo connubio elettrico acustico: da una parte il rigore del trio che si muove con ordine, dall’altra l’estro di John che amalgama il tutto con la sua classe innata.

Il finale è basato su altre tre composizioni che apparivano sul disco, Nocturne, Kubrick-Camp Out e Marcie, in un crescendo appassionante che ha mandato in visibilio il pubblico che ha esaurito in ogni ordine di posti l’Auditorium.
Emilio Palanti
(Foto Danilo Codazzi)