L’incontro di John Scofield con gli studenti «Abbiate pazienza, il jazz arriva lentamente»

Seminario Scofield 4«Ciao, ci vediamo domani!». John Scofield ha invitato tutti in Auditorium. E lo ha fatto di persona, salutando la platea che colmava l’aula magna del Liceo Musicale “Antonio Stradivari” per l’antipasto del concerto di ieri sera.

Mercoledì, infatti, il grande chitarrista americano, ha accettato di buon grado di visitare l’istituto musicale cremonese per un seminario aperto rivolto soprattutto ai giovani, ma che ha attirato l’interesse anche di tanti musicisti e appassionati. «Ciao studenti!», esordisce facendo sfoggio di un italiano… improvvisato (che per un jazzista non è certo un difetto). «Studenti di musica – aggiunge – molto bene».

Ascolta le domande che gli vengono rivolte, prima da Carmelo Tartamella («You’re mister jazz!», si complimenta mr Scofield), presidente di Arch Top Jazz, associazione organizzatrice dell’evento, poi direttamente dalla voce di studenti e musicisti giunti al seminario con qualche curiosità sullo stile e sulla storia di un mito della chitarra e della musica mondiale.

Si parla di jazz, e non si può fare a meno di parlare di Miles Davis: «Ho iniziato a suonare con Miles nel 1985… Era il mio mito ed è stato fantastico poterlo conoscere e lavorare con lui». Scofield racconta un grande musicista e un amico: «Qualcuno di voi – dice poi rivolto ai ragazzi – saprà già chi è. Altri forse non lo conoscono. E se non lo conoscete, e se amate la musica, sono contento per voi. Perché avete la possibilità di scoprire un artista fantastico».

Non si allontana dai ragazzi che lo ascoltano in silenzio. Scherza con loro e regala qualche consiglio per crescere nel mondo della musica: «Siate pazienti perché la musica jazz arriva lentamente». E poi lo studio continuo, la voglia di imparare anche da altri musicisti, e da nuovi generi: «Ero un musicista rock -racconta -. A diciotto anni ho messo da parte le chitarre elettriche e ho comprato una grande chitarra jazz. E per 5-6 anni ho suonato solo quello. Quando sono tornato a sentire quello che c’era fuori ho trovato il funky… E mi piaceva pure quello. Perché non suonare anche quello…». Così nasce un mito che non smette di sperimentare e dunque di stupire. «Gli insegnanti – sorride – vi dicono che cosa fare e cosa non fare. ma ricordate, la musica è quello che sentite. E’ nelle vostre dita e dentro di voi». Poi imbraccia una chitarra e non c’è più bisogno di traduzioni.