Snetberger incanta tra atmosfere sudamericane e grande improvvisazione

_GS42665Buon successo per la seconda tappa di CremonaJazz: in un atmosfera di eccezionale concentrazione (leggi: silenzio) si è esibito ieri sera il chitarrista Ferenc Snetberger con l’apporto del Nador String Quartet. Da segnalare, come qualità costante durante tutta la serata, l’ottima acustica dell’amplificazione. Nell’Auditorium “Arvedi” i due altoparlanti non hanno penalizzato l’omogeneità timbrica delle sei corde, senza tendere in alcun modo al rimbombo delle frequenze più gravi. La prima parte, con una progressione in crescendo, è tutta incentrata sui brani solistici di Snetberger. Il brano d’apertura vive del linguaggio armonico tipico jazz più classico: Bill Evans o Ralph Towner potrebbero essere i giusti esempi per il lessico di Snetberger, il quale rompe il ghiaccio con un brano intessuto su una scrittura che, per la relativa semplicità del disegno, pare addirittura una trascrizione dal pianoforte.
Solo in poche occasioni la delicata marezzatura della chitarra è ricamata con veloci figurazioni dal timbro più incisivo. I brani successivi cominciano a delineare una fisionomia più definita e ricca di contrasti: accenni di tango argentino, nella visione di Piazzolla, ricreano un linguaggio fatto di chiaroscuri sempre più marcati. Secchi arpeggi flamenco fanno capolino qua e là nella musica del solista ungherese, fino a raggiungere l’acme ritmico-timbrica nel terzo pezzo: in questo brano, convintamente applaudito dal pubblico, è esplicita una fantasiosa ricreazioni di un Brasile immaginato. Una personalissima commistione di Villa Lobos, Milhaud o Guarnieri sono riletti e insaporiti con la spezia più profumata: l’improvvisazione, dosata con equilibrio e gusto sopraffino.
La parte affiancata dal Nador String Quartet prosegue ancora in questa direzione: se da un lato non toglie un grammo all’individualità di Snetberger, dall’altro ravviva e completa il colore complessivo: pizzicati e marcature ritmiche abbracciano e valorizzano ancora di più i guizzi della chitarra, mentre la pasta sonora di violoncello, viola e violini allargano sempre di più gli orizzonti sonori.
Stefano Frati
da Mondo Padano del 24 aprile