«Solo tra le note mi sento davvero a mio agio»

 

 

 

Al Di Meola, pioniere della fusione tra world music e jazz.” Di Meola scende nell’ovale dell’Auditorium Giovanni Arvedi, nel Museo del Violino, insieme con Kevin Seddiki alla seconda chitarra e Fausto Beccalossi alla fisarmonica. Il concerto si intitola “Opus & More 2019”, chiaro riferimento al suo ultimo lavoro: “Opus”, disco pubblicato nel febbraio dello scorso anno. «Un album molto meditato sotto il profilo compositivo ‐ aveva commentato Di Meola poco prima della pubblicazione ‐ in grado di rappresentare la mia maturazione artistica. La fama di chitarrista virtuoso aveva un po’ oscurato il mio status di autore. Ora, a questo punto della mia carriera, desidero dare più peso ai brani scritti da me». Il concerto è preceduto da AperiJazz, il momento musical all’ora dell’aperitivo che coniuga il jazz con le specialità gastronomiche di “Chiave di Bacco”, il ristorante del museo: alle 18.30 appuntamento aperto a tutti con il trio formato da Marco Bianchi al pianoforte, Alex Carreri al basso e Maxx Furian alla batteria. Abbiamo intervistato Di Meola una settimana prima del suo debutto cremonese.

 

Maestro, riguardo al suo ultimo album ha dichiarato che “per la prima volta nella mia vita ho scritto musica in una condizione di felicità. Ho una eccellente rapporto con mia moglie, una splendida foglia e una famiglia meravigliosa, capace di ispirarmi ogni giorno. Penso che si rifletta anche nella musica”. Nel suo disco dell’85, “Cielo e Terra” si avverte la stessa serenità. Ci piacerebbe approfondire qualcosa di più su questo lavoro e conoscere – se ci sono – alcuni “dietro le quinte” particolari…

«Non saprei. Direi, semplicemente, che quel disco rappresenta un periodo diverso della mia vita, anch’esso sereno. La musica è, essenzialmente, il mio linguaggio primario. Mi sento più a mio agio quando posso esprimermi attraverso le note; ancor più che tramite la parola. Durante la mia carriera ho inciso più di trenta dischi. Una parte della mia ispirazione, inclusa quella per “Cielo e Terra”, è sempre derivata dalla disciplina: sento che devo essere creativo e lavorare ogni giorno. Se non avessi questa costanza mi perderei».

 

Scarica qui l’articolo completo, scitto da Stefano Frati su Mondo Padano